Infrastrutture e Sicurezza

Cloud computing e servizi a cittadini ed imprese

Nel periodo 2000-2008 (poi ho smesso di occuparmene perchè si è rivelata una perdita di tempo) abbiamo assistito ad una crescita esponenziale del numero dei centri servizi.

 

Prima sono nati i CST (Centri servizi territoriali), che è stato deciso (magari in maniera non esplicita ....) di far crescere fino ad averne oltre 100, uno per ogni provincia.

 

Poi si è deciso di accorparne qualcuno, anche perchè, ad occhio, il numero dei servizi erogati era complessivamente minore del numero dei centri servizi. E' nato il progetto ALI (Alleanze Locali per l'Innovazione), all'interno delle quali il numero di servizi erogati è sempre stato prossimo allo 0 (zero).

 

Io, a quel punto, ho gettato la spugna. Le logiche che hanno guidato la costruzione di questi oggetti, è sempre stato di tipo spartitorio e/o di immagine, sia per i politici locali, che potevano distribuire clientelarmente qualche posto sul territorio, sia per i politici centrali, che potevano rivendicare l'iniziativa con qualche apparizione (a questo scopo non serve nemmeno costruirle queste cose: per un po' di visibilità televisiva basta il taglio di un nastro e qualche affermazione di principio).

 

Poi è arrivata l'era del cloud computing: che cos'è il cloud computing se non l'esatto contrario di un insieme di centri servizi territoriali?

 

Fare Cloud per la PA, significa individuare qualche CSS (Centro Servizi Serio).

 

Qualche? una numero compreso tra 2 e 3 (visto che, in base alle normative vigenti, i nostri dati devono risiedere all'interno dei confini nazionali)

 

Centro Servizi Serio? un centro servizi all'interno del quale sono disegnati in maniera formale e poi erogati i seguenti processi organizzativi:

 

- accounting mgmt,

- alert mgmt,

- asset mgmt,

- backup mgmt,

- configuration mgmt,

- cross process authorization mgmt,

- fault mgmt,

- logging mgmt,

- performance mgmt,

- security mgmt,

- report mgmt

 

I diversi centri servizi devono ovviamente essere distribuiti, ma sopratutto devono davvero funzionare in cloud, nel senso che i diversi servizi devono poter essere eseguiti ed eventualmente spostati dinamicamente nel nodo dove, in quel particolare momento, le condizioni di esecuzione siano ottimali. E poi, ogni nodo deve essere contemporaneamente sia il backup che il disaster recovery degli altri, in modo da garantire che non ci siano interruzioni nel funzionamento, qualsiasi cosa accada. Insomma, non come quel provider di posta che, per un piccolo incendio, è andato offline per due giorni ;-)

 

La mia sensazione, ma sarei felice di ammettere di essermi sbagliato, è che in Italia non esistano infrastrutture di questo tipo, e che i nostri principali player (Telecom e Poste) abbiano solo cavalcato la parola cloud, mantenendo invariate le vecchie infrastrutture.

 

Telecom ha anche dismesso tutte le attività legate al SW!!!

 

Quindi è su questo tipo di infrastrutture che bisognerebbe co-investire con i privati, perchè è qui che si fa la vera innovazione, non in centinaia di strutture diverse sparse sul territorio.

Tags

Attachments

- [ Show all ]

Voting

34 votes
36 up votes
2 down votes
Active
Idea No. 125