Competenze Digitali

Donne e competenze digitali: oltre la promozione dell’uso delle

È senza dubbio un importante passo avanti il fatto che all’interno dei primi passi dell’ADI la questione di genere sia stata quanto meno messa a fuoco, dato che di solito il dibattito, per lo meno quello nazionale, in materia di innovazione è gender neutral (o blind, alla peggio).

Tuttavia appare riduttiva la scelta di concentrarsi sull’obiettivo di promuovere l’alfabetizzazione informatica delle donne o la promozione dell’uso delle TIC presso le stesse: da una parte gli studi sulla diffusione dell’uso delle TIC non sembrano avvallare l’ipotesi di una minore digitalizzazione delle donne tout court, ma in maniera più sfumata parlano di un intrecciarsi della dimensione di genere con altri fattori di esclusione digitale; dall’altra i principali stakeholders internazionali (www.womenandtechnology.eu) sembrano unanimi nel ritenere la questione della digital literacy femminile una riduzione della complessità del fenomeno “donne e ICT”.

In sintesi le linee d’azione per una Agenda Digitale Italiana dovrebbero segnalare la complessità trasversale e l’articolazione della questione insistendo su azioni quali

1) Iniziative a partire dalla scuola dell’infanzia e primarie per decostruire gli stereotipi di genere che a partire dai giochi, formano le bambine a competenze principalmente di cura e comunicazione e i bambini a competenze tecniche (oltre che a valorizzarne l’espressione dell’aggressività, ma qui si aprirebbe un altro, attualissimo, discorso).

2) Molto si potrebbe fare per la formazione del personale docente e dirigente della scuola (ad esempio per lavorare su una comunicazione e promozione dei percorsi di istruzione secondaria di secondo grado che sia capace di attrarre le iscrizioni femminili), con la sensibilizzazione e la formazione dei/delle docenti soprattutto delle materie scientifico –tecnologiche. La promozione di azioni di Media Education transdisciplinari condotte con un approccio sensibile alle differenze di genere si rivela anche denso di potenzialità promettenti.

3) Altre aree di intervento comprendono la promozione di modelli di ruolo per le ragazze, che le stimolino a prendere in considerazione percorsi di studio anche nel campo ICT, attraverso orientamento con un’ottica di genere, percorsi di shadowing, formazione post diploma specifica.

4) Per quanto riguarda le donne adulte, oltre all’alfabetizzazione informatica della fascia vittima del digital divide di genere sarebbe opportuno prevedere azioni di sostegno all’ingresso del mondo del lavoro o alla creazione di impresa (come ad esempio con il Programma Spinner in Emilia Romagna, su fondi FESR) per quante hanno coraggiosamente scelto percorsi di studio ICT ma anche supporto all’avanzamento di carriera di quante in ICT lavorano e spesso incontrano strutture aziendali o accademiche nelle quali la segregazione verticale è all’ordine del giorno.

Senza dimenticare la necessità di integrare una lettura di genere anche all’interno degli altri gruppi di lavoro ADI, specialmente su Ricerca e Innovazione Smart Cities & Communities. Ma questo potrà (forse) essere oggetto di altri post…

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