Competenze Digitali

E-learning universitario: urgente intervento normativo

La recente riforma ha avuto degli effetti collaterali non previsti sulla fattibilità della diffusione dell’e-learning nei corsi universitari.

1.I corsi devono essere accreditati, se a distanza, come corso diverso da quello in presenza e si attivano le esigenze dei requisiti minimi tra le quali il numero di docenti "incardinati". La riforma limita il numero di corsi che possono essere attivati e quindi diventa quasi impossibile creare nuovi corsi. Una volta era possibile lavorare con un "doppio binario" in cui il curriculum era lo stesso ma le modalità di erogazione variate all'interno della stessa cornice/laurea.

2. Il numero di crediti erogati/docente è stato limitato e questo impedisce la attivazione di percorsi flessibili, componibili secondo l'interesse dello studente. Se un docente "spende" i crediti che può erogare in un corso, non può utilizzarli in un altro. L'e-learning nasce storicamente nel quadro dell'open and flexible learning. Sarebbe necessario recuperare la possibilità di costruire percorsi flessibili, introducendo criteri differenziati di conteggio dell'impegno del docente dei corsi di laurea online. Spesso questi docenti sono solo gli autori del corso che viene moderato dai tutor.

3. La legge è diversa per le università pubbliche e quelle private, andrebbe parificata. Oggi è più facile aprire un corso universitario nelle università private.

4. I corsi di laurea online hanno la maggior parte degli iscritti over 30, lavoratori studenti che spesso hanno già fatto un grande numero di corsi di aggiornamento. La riforma ha tolto a questi studenti la possibilità di avere le loro competenze riconosciute oltre i 12 CFU (si legga un unico esame semestrale). Basterebbe fare un regolamento trasversale sulle procedure di riconoscimento di crediti (competency-based portfolio) per ridare alla formazione continua lo status che merita. la norma è stata una reazione radicale e punitiva nei confronti delle università che esageravano "regalando" crediti ma la soluzione incontrata toglie diritti ai cittadini ed è in pieno contrasto con le tendenze internazionali.

5. Chiederei più clemenza burocratica e calcoli diversi per il conteggio di contratti esterni legati all'e-learning. Il numero di tutor dipende dal numero di iscritti e deve essere scalabile. Lo stesso vale per il personale di supporto alla didattica. Va differenziato il "peso" di questi contratti nelle quote complessive introdotte dopo la riforma.

 

Per chi non lavora all'università, spiego le intenzioni della richiesta:

L'università vuole aumentare il numero di corsi online con l'obiettivo inclusivo di permettere ai lavoratori di accedere ai corsi universitari della rete pubblica

L'università vuole che il curricolo di questi corsi possa essere modulare e flessibile, come insegna il modello inglese, per esempio

L'università vuole poter avere uno staff di tutor proporzionale al numero di iscritti e poter attivare le classi online più volte all'anno.

 

La Siel aveva già mandato una mozione più estesa al ministero. Vi lascio il link al documento: http://www.sie-l.it/images/mozione-innovazione-siel.pdf

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