Infrastrutture e Sicurezza

La strada del "cloud dei servizi" per la PA locale

La nostra PA locale è popolata di "thick clients". Anzi, ne rigurgita, ne è asfissiata. È malata di client. Zeppi, infestati, di prodotti proprietari, soggetti a licenze esose, fatti per seguire le logiche delle grandi compagnie prima del servizio pubblico. E poi dati sviluppati (nella maggior parte dei casi) senza regole, legate agli skill o alla buona volontà del funzionario di turno e spesso segregati. Manutenzioni, aggiornamenti parcellizzati in un dedalo inestricabile di affidamenti. Oppure, quando proprio mancano i soldi, client lasciati bradi, abbandonati, in un assetto senza né capo né coda.

 

Dall'altra parte, all’estremo opposto, si parla del cloud. Un buco nero, un quasar, una fortezza misteriosa di macchinari inaccessibili, perso nello spazio siderale infinito. Una entità priva di qualsiasi fisicità, presenza, certezza, affidabilità. Lontano da tutto e da tutti.

 

Eppure la "via del cloud" o, se vogliamo, quella dell'"open g-cloud", è una delle poche vere azioni possibili e utili a riformare tangibilmente, effettivamente, davvero la nostra PA. Anzi, di più. E' una delle poche vere occasioni per risparmiare soldi, per crescere e sviluppare gli uffici pubblici, per guadagnare efficienza e produttività. E farlo, per di più, alla luce dell'etica, delle buone pratiche, della collaborazione, della condivisione.

 

L'errore comunicativo, almeno questa è la nostra percezione, sta nel prefigurare un angusto mondo di macchine, fili, schede, CPU, dischi. Roba, insomma, senz’anima e, per di più, priva pure di un corpo visibile!

 

Adesso guardiamola diversamente. Pensiamo un insieme indissolubile (insistiamo, indissolubile) di infrastrutture, piattaforme, SW e dati. Tutto insieme e non a pezzetti. Pensiamo a servizi globali e scalabili per tutti. Pensiamoli alla scala regionale, ma non scandalizziamoci per livelli di aggregazione diversa.

 

Proviamo ora a immaginare questo insieme di risorse pubbliche “open”. Pensiamo a prodotti SW open source sviluppati sul territorio in maniera trasparente ed efficace, a una piattaforma open (linked) data in grado di federarsi e svilupparsi con chi vuole stare alle regole, pensiamo ad un uso scalabile delle risorse in base ai profili degli utenti. E poi alla interoperabilità, alla condivisione, alle potenzialità “social”.

 

Poi facciamo un po’ di conti. E vediamo che si risparmia in maniera straordinaria. Soldi, ma anche produttività, tempo, risorse, mentre si guadagna in efficienza, in spazio fisico e mentale, in piacere di lavorare bene.

 

È chiaro che si tratta di una rivoluzione tutta in salita, sangue, sudore e lacrime. Però vale la pena di provarci. O no?

Tags

Voting

27 votes
30 up votes
3 down votes
Active
Idea No. 228