e-Government e Open Data

open data, tra regole e sviluppo

Che gli open data producano un forte e irrinunciabile apporto etico per la nostra comunità lo sappiamo bene. Non cè peraltro "open gov" senza "open data". Che gli stessi open data costituiranno, in breve tempo, un potente driver per lo sviluppo economico del Paese, lo impareremo rapidamente. Non proprio una inezia, di questi tempi.

 

Insomma non manca niente. Ergo bisogna picchiare sodo e farlo in fretta. Perché, sebbene i risultati cominciano ad arrivare, c’è pur sempre un sacco di lavoro da fare.

 

Non basta difatti aprire qualche cassetto e tirare su due dati in una pagina web (più o meno carina) per fare "open data". Il lavoro, noi l’abbiamo sperimentato in due anni sulla nostra pelle (opendata.comune.fi.it), è soprattutto interno. Pubblicare vuol dire avere una filiera di lavorazione che garantisca il ciclo produzione, esposizione, manutenzione, aggiornamento e riuso. Quindi nuovi profili di responsabilità dove ogni funzionario titolare di un dato garantisce il piccolo tassello certificato di un grande bene di tutti.

 

Questa cosa sembra relativamente facile ma, al contrario, comporta l’abbattimento di un bel po’ di steccati (e condizionamenti) culturali e organizzativi. Il dato nel cassetto, sul quale solo noi sappiamo mettere le mani, è una tentazione fortissima alla quale ben pochi sanno resistere.

 

Servono regole e servono presto. Ma, soprattutto, ci vuole una inversione dei termini del problema. I dati prodotti o processati dentro una PA, per poter esistere, devono essere intrisecamente pubblici e aperti. Quindi devono soddisfare ai requisiti di qualità che ne garantiscano pienamente le molteplici funzione nei confronti della comunità. Devono insomma essere “open”, anche nella metadatazione, prima ancora di essere pensati, prodotti ed esposti.

 

Questo requisito, lo ripetiamo, va intercettato già alla produzione e non deve essere frutto di successive bonifiche o adattamenti.

 

“Open” non è dunque la buona volontà di una singola amministrazione, per quanto virtuosa, ma un modo di programmare il lavoro. Se il Governo vuole offrire una sponda, questo è il momento giusto.

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Idea No. 230